| LA TOLLERANZA DELLA SCHIAVITU' IN ITALIA DEVE CESSARE |
| Sabato 16 Gennaio 2010 12:17 |
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Pubblichiamo, di seguito, la prima parte del comunicato stampa dell'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, sui gravi fatti di intolleranza accaduti a Rosarno. In esso vengono evidenziate, a parte gli slogans razzisti di certe autorità di Governo, le responsabilità evidenti in alcune zone del Paese, rispetto allo sfruttamento e alla vera illegalità .
Quanto avvenuto a Rosarno non è un drammatico evento imprevedibile ma è l'epilogo di situazione di degrado, violenza e di totale assenza di intervento delle istituzioni pubbliche che dura da anni e che esplode, non a caso, nell'anno del cosiddetto "pacchetto sicurezza".
Il fenomeno dello sfruttamento estremo e sistematico, fino alla riduzione in schiavitù o servitù di migliaia di lavoratori stranieri che caratterizza fette rilevanti dell'economia agricola del Mezzogiorno rappresenta una piaga le cui caratteristiche sono ampiamente note e che dovrebbe suscitare il massimo allarme da parte delle pubbliche autorità . Se di situazioni di emergenza si può a pieno titolo parlare, senza che tale parola venga usata per battaglie politiche demagogiche finalizzate a generare paure nella popolazione e a raccogliere facili consensi, ciò dovrebbe riguardare proprio l'esteso enomeno della economia criminale, che da tempo utilizza i cittadini stranieri quali soggetti deboli, discriminati, stretti nella morsa della crisi economica e immersi senza possibilità di scampo nel circuito forzato della clandestinità verso la quale sono spinti da una normativa sempre più feroce e inefficace nel risolvere i problemi che afferma di volere affrontare. Rosarno convive da anni, in un clima di sostanziale accettazione ed indifferenza sociale, salvo lodevoli ma isolate eccezioni, con un intreccio perverso di violenza, sfruttamento e degrado che riguarda migliaia di cittadini stranieri, sia regolari che non, in condizioni di disperazione e di assoluta ricattabilità , disposti, fino a ieri, a condizioni di sfruttamento ed emarginazione, che non trovano paragone in nessun paese europeo. Di tutto ciò la politica, ed in particolare la politica dell'attuale Governo, non si è mai occupata. Delle dichiarazioni rese sui tragici fatti di Rosarno da parte del Ministro dell'Interno Maroni ciò che colpisce e sconcerta non è solo l'oramai abituale accostamento, inaccettabile sul piano etico e giuridico, tra clandestinità (ovvero la semplice mancanza di un titolo amministrativo di soggiorno) e la commissione di crimini (dimenticando anche che molti stranieri di Rosarno sono regolarmente soggiornanti), ma è la mancanza di una chiara e ferma condanna delle violenze che si sono consumate a danno dei cittadini stranieri, nonché il silenzio sulla vasta dimensione criminale dello sfruttamento della manodopera straniera che è in atto da anni e che rappresenta la causa prima che sta alla base dello scatenarsi delle violenze di Rosarno. Nulla, infatti, afferma il Ministro dell'Interno su come s'intenda affrontare la finora negletta emergenza dello sfruttamento dei lavoratori stranieri e su come s' intenda tutelare le vittime di tali situazioni, se non il mero aumento di un contingente di forze di polizia. Lo stesso Ministro, inoltre, parla di una situazione frutto di inadempienze di anni nella vigilanza e nell'applicazione delle leggi, ma tali inadempienze sono addebitabili soprattutto alla sua personale responsabilità politico-amministrativa, essendo stato lui stesso Ministro del Lavoro dal 2001 al 2006 ed essendo Ministro dell'Interno dal maggio 2008. Nessuna indicazione pratica concreta si ha neppure dalle dichiarazioni fatte dal Ministro del Lavoro e delle politiche sociali Sacconi secondo il quale il prioritario obiettivo dell'azione di governo deve essere quello di bonificare tutte le sacche di illegalità che si sono prodotte da Padova a Rosarno perché in un contesto di sistematica e diffusa violazione delle leggi si realizzano fenomeni di disintegrazione di vario genere. Infatti non risulta che, come invece afferma il Ministro, nel caso di Rosarno ed in altre note situazioni del Mezzogiorno tutti i Servizi ispettivi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e degli enti vigilati abbiano davvero provveduto nei mesi scorsi in modo sistematico con lo scopo di reprimere tutte le forme di sfruttamento del lavoro irregolare, con particolare riguardo per il bracciantato agricolo e per l'edilizia, attività in cui il lavoro nero è facilmente verificabile ogni giorno. Certamente la reazione spropositata avutasi da parte di molti stranieri con grave e ripetuta violenza sulle cose e su persone inermi non può in alcun modo essere giustificata o ridotta di gravità e gli autori e gli istigatori delle violenze vanno perseguiti a norma di legge. Ma non si deve comunque ignorare e omettere di valutare la causa di siffatta reazione e la persistenza di un atteggiamento ostile da parte della popolazione italiana. Quanto accaduto conferma il fallimento di una politica dell'immigrazione totalmente ideologica e che, non garantendo affatto in modo concreto la sicurezza personale degli italiani e degli stranieri e non contrastando il lavoro nero, sta invece accrescendo sempre di più il bacino della irregolarità e sta fomentando in tutto il Paese un clima xenofobo, di guerra tra le fasce più povere o a rischio di povertà e di esclusione della popolazione. La vera sicurezza sta anche nel far rispettare le leggi che esigono la tutela delle condizioni di lavoro contro ogni sfruttamento, impedire che i lavoratori dormano all'addiaccio, esigere che le Questure provvedano al rilascio e al rinnovo entro i termini indicati dalla legge (20 giorni) e non dopo mesi e mesi di snervante attesa, tutelare i richiedenti asilo e gli asilanti con efficaci politiche di integrazione ed accoglienza che non si limitino ai soli primi giorni di permanenza in Italia.
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