LO SCAFFALE DEI LIBRI
Domenica 13 Dicembre 2009 19:56

Con questa recensione, cominciamo a presentare nel ns. sito dei libri  che hanno suscitato il nostro interesse su temi quali:  la Storia, la Resistenza,  la Legalità ed il  rispetto della Costituzione.

“La storia negata. Il revisionismo e il suo uso politico”  Editore NERI POZZA Collana Bloom  2009,   € 20,00 -  pagine 384  Testo a cura di  ANGELO DEL BOCA

GLI AUTORI:
ALDO AGOSTI ha insegnato Storia contemporanea all'Università di Torino.
LUCIA CECI insegna Storia contemporanea all'Università di Roma Tor Vergata.
ENZO COLLOTTI ha insegnato Storia contemporanea all'Università di Firenze.

È uno dei piú importanti storici della Resistenza in Europa.
GIOVANNI DE LUNA insegna Storia contemporanea all'Università di Torino.
ANGELO D'ORSI insegna Storia del pensiero politico all'Università di Torino.
MIMMO FRANZINELLI, studioso del fascismo e dell'Italia contemporanea.
MARIO ISNENGHI insegna Storia contemporanea all'Università di Venezia.
NICOLA LABANCA insegna Storia contemporanea all'Università di Siena.
GIORGIO ROCHAT ha insegnato Storia contemporanea nelle Università di Milano, Ferrara e Torino.
NICOLA TRANFAGLIA insegna Storia dell'Europa e Storia del giornalismo all'Università di Torino.



Dalla pagina di introduzione di Angelo Del Boca:

Sottoporre a revisione la storia è il compito stesso degli studiosi, essendo la storiografia nient'altro che una costante riscrittura della storia. Perché, dunque, degli storici come gli autori di questo libro dovrebbero schierarsi contro il «revisionismo»? Perché sotto questo termine si è delineato, nel corso degli ultimi decenni in Italia e nel mondo, un «uso politico della storia» che ha poco a che fare con la ricerca storiografica. Un «uso politico» dalle molteplici diramazioni, ma che, soprattutto nella distorta ricostruzione della nostra storia nazionale, presenta alcune opinioni ossessivamente  ripetute: l'idea che il Risorgimento sia stato una guerra di annessione e non un movimento di rinascita per l'unità  nazionale; la concezione del fascismo come tentativo autoritario bonario, distinto dal totalitarismo nazista e volto  all'edificazione di una patria che non sarebbe esistita prima; l'ipotesi della morte definitiva della patria sancita dall'8  Settembre e la conseguente rivalutazione dei combattenti di Salò come autentici patrioti; la Resistenza trattata come una guerra scatenata da bande al servizio dell'Unione Sovietica; l'affermazione, antirisorgimentale per eccellenza, che l'unico vero collante del nostro paese è il cattolicesimo; la conseguente considerazione positiva delle ingerenze della Chiesa nella  vita politica e civile a partire dal 1861 fino ai nostri giorni. Tesi politiche che non hanno la benché minima serietà né il rigore dell'autentica indagine storica, ma che, raffigurando gli avversari come i difensori di una «vulgata resistenziale»,  di «verità di regime», mirano a distruggere i fondamenti stessi della nostra storia repubblicana e della nostra Costituzione.

Contro questo «revisionismo», i suoi sconfinamenti nella storia d'Europa (la questione balcanica, innanzi tutto, ma anche le  imprese coloniali), la sua deriva (la Shoah e il negazionismo), si schierano finalmente in questo libro alcuni tra i migliori  storici italiani. Dal Risorgimento al dopoguerra, tutti le questioni storiche su cui il revisionismo esercita da tempo la sua  opera di stravolgimento della verità vengono passate in rassegna (il brigantaggio, il colonialismo italiano, il Ventennio  fascista, la Resistenza, le foibe) con il rigore dei piú recenti studi storici e l'orgoglio della difesa delle pagine  migliori della nostra storia nazionale, in primo luogo il Risorgimento e la Resistenza.

«Contro il rischio di una totale e interessata falsificazione della storia, ci siamo soltanto permessi di indicare, senza alcuna pretesa di essere i depositari della verità assoluta, e tanto meno di costituire un manifesto di intenti, la nebulosa  di contraffazioni che ci opprime, ci soffoca, ci avvilisce».

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