Dall’art.21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure...."
Qualche tempo fa Freedom House, un’Organizzazione non profit e indipendente degli Stati Uniti, che ogni anno stila un rapporto sulla libertà di stampa nel mondo, aveva collocato il ns. paese fra quelli parzialmente liberi, al settantatreesimo posto, dopo Benin e Israele.
Ora anche “Reporters sans frontieres†organizzazione internazionale che ha come obiettivo la difesa della libertà di stampa, nel suo rapporto di analisi sul 2009 è categorico con l’Italia, relegandoci al 49° posto nel mondo.
Appello per la salvezza della Costituzione repubblicana e dello Stato democratico nati dall'antifascismo e dalla lotta di Liberazione e chiamata di tutti i cittadini, alle forze politiche e sociali democratiche e della sinistra ad un rinnovato patto per la sua difesa e attuazione
Articolo tratto da Liberazione -25/04/10
Stiamo per entrare dentro l’ennesima, torbida, fase di attacco alla Costituzione democratica e antifascista. Ma, a differenza delle precedenti fasi, in particolare dell’ultima, a cavallo tra il 2004 e il 2006 (qualcuno ricorderà i famosi “saggi di Lorenzago†dove i “nuovi “padri Costituenti†della destra progettarono il cambiamento della Costituzione), l’attuale ha al suo interno molti maggiori elementi di pericolosità .
In primo luogo per la dispersione, da oltre 2 anni, di quell’ampio schieramento democratico e progressista che si era aggiudicato tutte le consultazioni elettorali, amministrative e politiche, succedutesi nell’arco temporale 2002-2006 (sebbene d’un soffio le politiche del 2006) e, soprattutto aveva vinto, nettamente, il referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006.
Così facendo si dimostrava chiaramente – qualora non ci se ne fosse ancora adeguatamente convinti nel corso del tormentato quindicennio 1994-2008 – che gran parte delle nostre “classi dirigentiâ€, di fatto, avevano oramai assunto, nel profondo, assieme alle “coordinate†economico-sociali proprie della destra (il liberismo economico, l’assunzione, irriflessa e irrazionale, del tema del razzismo e conseguenti politiche securitarie…), anche la relativa e connessa “ideologia istituzionale†(accentuazione del momento decisorio di vertice – presidenzialismo nelle sue varie versioni, ridimensionamento della funzione delle assemblee elettive, centrali ma anche locali, dai propri compiti legislativo e di controllo, trasformazione radicale di quelle particolari associazioni di cittadini - i partiti politici, così come previsti dalla Costituzione all’art.49, che per tutta una lunga fase repubblicana avevano svolto un’importante funzione pedagogica per larghi strati della popolazione, quella “scuola gratuita di massa†secondo l’efficace definizione di Lelio Basso; il “ridimensionamento†dell’autonomia della magistratura..), dandone, tra l’altro, concreta prova nell’agire politico dell’ultimo quindicennio (modifica del Titolo V della Costituzione con i voti del solo centro-sinistra, aumento della precarietà del lavoro e connessa riduzione delle tutele, leggi elettorali restrittive della democrazia..).
Tutto ciò era avvenuto ben prima del tracollo elettorale del 2008, nel cui ciclo di emarginazione politica e sociale siamo tuttora immersi.
E ADESSO?
Il continuo degradarsi dello spirito pubblico e la connessa criminalizzazione del dissenso e della stessa agibilità democratica sono giunti a livelli quasi autoritari, sol che si pensi ai continui e quotidiani attacchi, rivolti da anni, dal capo del governo e dai suoi collaboratori, agli organi di informazione non ancora loro asserviti, e a tutti gli organi di garanzia e di autogoverno democratico e costituzionale.
La carica dei partigiani junior Anpi, tanti iscritti sotto i 30 anni
L'Associazione nazionale ha raggiunto, nel 2009, 110mila iscritti. Un boom mai visto. Grazie a giovani e giovanissimi convinti di poter contribuire alla stessa causa di chi allora scelse di combattere per la democrazia e la libertÃ
ROMA - Più che mai rinvigorita. L'Anpi, l'associazione dei partigiani, fa un bilancio alla vigilia del 25 aprile, dal quale risulta che ha raggiunto 110 mila iscritti, nel 2009. Un boom mai visto. Ma soprattutto, dovuto alle nuove leve di "ragazzi partigiani", giovani e perfino giovanissimi che di guerra e Resistenza hanno solo sentito parlare, ma convinti di poter contribuire lo stesso alla causa per cui i partigiani doc lottarono e morirono: la democrazia e la Costituzione. Un 25 aprile in cui non mancano le polemiche. A Mogliano, in provincia di Treviso non si suonerà "Bella ciao" 1. Anche se il sindaco leghista, Giovanni Azzolini nega: "Nessun problema a far suonare 'Bella ciaò alla banda comunale, se i partigiani lo chiedono", meglio, però, la 'Canzone del Piave', "che celebra il fiume sacro alla patria". Azzolini ricorda di "essere iscritto all'Anpi", non vuole sentire parlare di veti e davanti alle tv locali e sul web canta "Bella ciao" e parla di "fraintendimento". Tuttavia, ritiene che l'inno al Piave è più adatto, "tanto più che proprio da Mogliano la Terza Armata partì per riconquistare l'Italia". Protesta l'Anpi, ricordando che 'Bella Ciao è "canzone di tutti". I partigiani snocciolano i numeri: a controbilanciare il 10% di
La morte violenta in carcere di Stefano Cucchi, ci riporta al contenuto del dettato costituzionale: Art.13 “La libertà personale è inviolabile…E' punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà â€. Art. 27 “…..L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva….Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannatoâ€.
“Ho avuto modo di vedere le foto della salma di Stefano Cucchi, 31 anni, morto in circostanze tutte ancora da chiarire nel reparto detentivo dell’ospedale Pertini di Roma. È difficile trovare le parole per dire lo strazio di quel corpo, che rivela una agonia sofferta e tormentata. È inconfutabile che il corpo di Stefano Cucchi, gracile e minuto, abbia subito a partire dalla notte tra il 15 e 16 ottobre numerose e gravi offese e abbia riportato lesioni e traumiâ€. Queste le prime frasi che riprendiamo da un intervento di Luigi Manconi, presidente di “A Buon Diritto†Associazione per le libertà , sulla morte in carcere del ragazzo di Roma. Ma il caso di Roma non è isolato. Leggiamo che i detenuti in Italia hanno raggiunto nel 2009 la cifra di 63.640, oltre 20.000 in più rispetto alla capienza delle carceri italiane. Pensiamo a come deve essere tremendo, vivere e dormire in stato di sovraffollamento nelle piccole celle di un carcere. I dati sono stati forniti da “Antigoneâ€, associazione da anni impegnata negli interventi e nell’analisi del settore carcerario. Ma la cosa che ci colpisce è scoprire che dal lontano 1946, non si aveva una cifra così alta. Sempre secondo i dati di “Antigone†le persone detenute crescono di circa 1.000 unità al mese. Se questa crescita dovesse confermarsi, si arriverà a fine anno a 70.000 detenuti ed a ben 100.000 nel 2012. Dati ancora più drammatici si ricavano dal Dossier "Morire di carcere (consultabile sul sito www.ristretti.it)": I primi sei mesi del 2009 si sono chiusi con un bilancio da "bollettino di guerra" per le carceri italiane: in 181 giorni sono morti 89 detenuti (1 ogni 2 giorni, in media) e 34 di loro si sono suicidati. A questo quadro già  grave, dobbiamo aggiungere la preoccupazione per l’impatto che avrà la nuova legge sulla sicurezza, approvata di recente dalla maggioranza di destra in Italia, che prevede anche il reato di clandestinità . Si determinerà  un impatto dirompente sulle strutture di detenzione italiane: più detenuti, più abusi, condizioni di sovraffollamento a livelli impensabili, situazione igienica e sanitaria precaria, tensioni e criticità per gli stessi operatori ed il personale di custodia. Il problema delle condizioni dei detenuti qui, nella realtà di Scandicci ci riguarda particolarmente se pensiamo che a Firenze, proprio al confine con il nostro comune, è situata la casa circondariale di Sollicciano con i suoi oltre mille detenuti, rispetto ad una capienza di 447 posti.
Dopo che qualche mese fa il Freedom House (istituto autonomo statunitense) aveva dato un pessimo giudizio sull’Italia per quanto riguarda la libertà di informazione, collocandoci fra i paesi "semi-liberi", anche Reporters sans Frontières, nel suo monitoraggio annuale in cui valuta 173 paesi, fornisce un giudizio critico, collocandoci al 49.mo posto a livello mondiale (nel 2008 avevamo il 44.mo posto). La motivazione si basa sulle difficoltà che impediscono ai giornalisti italiani di svolgere il proprio lavoro, per le minacce della criminalità  organizzata, per il forte controllo del governo sul sistema dei mass-media, per i progetti di legge che tendono a limitare pesantemente l’esercizio di una completa informazione sull’attività giudiziaria.
Il testo diffuso da Reporters sans frontieres afferma come “tra un progetto di riforma liberticida e le minacce della mafia, la situazione della libertà di stampa in Italia preoccupa sempre più i vicini europeiâ€. E poi precisa: “L’influenza delle organizzazioni mafiose sul settore dei media si rafforza e obbliga gran parte dei giornalisti alla prudenza. Il ritorno di Silvio Berlusconi al potere pone nuovamente la questione dell’accentramento dei media audiovisivi e del loro controllo da parte del potere esecutivo, Le riforme legislative avviate riguardo alla limitazione della pubblicazione di atti processuali costituiscono un’evoluzione incompatibile con gli standard democratici dell’Unione Europeaâ€.
Viene aggiunto inoltre che: “Situazione atipica all’interno dell’Ue, il presidente del Consiglio Berlusconi detiene di nuovo il controllo delle tre reti televisive pubbliche Rai, da una parte, e del principale gruppo televisivo privato Mediaset, dall’altra. Una predominanza che favorisce anche l’autocensura di una parte della professioneâ€.
L’allarme di Reporters sans Frontieres è anche per la sicurezza personale dei giornalisti che si occupano di criminalità organizzata. Cita i casi, non isolati, di Roberto Saviano, Lino Abbate, Rosanna Capacchione.
Fonti: siti di Articolo 21, IlSole 24 ore.
art.21 della Costituzione: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure...."