[02.11.09] - I DIMENTICATI - Le morti e le violenze del sistema carcere
Lunedì 02 Novembre 2009 16:18

La morte violenta in carcere di Stefano Cucchi, ci riporta al contenuto del dettato costituzionale:
Art.13  “La libertà personale è inviolabile…E' punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertàâ€.
Art. 27 “…..L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva….Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannatoâ€.

“Ho avuto modo di vedere le foto della salma di Stefano Cucchi, 31 anni, morto in circostanze tutte ancora da chiarire nel reparto detentivo dell’ospedale Pertini di Roma. È difficile trovare le parole per dire lo strazio di quel corpo, che rivela una agonia sofferta e tormentata. È inconfutabile che il corpo di Stefano Cucchi, gracile e minuto, abbia subito a partire dalla notte tra il 15 e 16 ottobre numerose e gravi offese e abbia riportato lesioni e traumiâ€. Queste le prime frasi che riprendiamo da un intervento  di Luigi Manconi, presidente di “A Buon Diritto†Associazione per le libertà, sulla morte in carcere del  ragazzo di  Roma.
Ma il caso di Roma non è isolato. Leggiamo che i detenuti in Italia hanno raggiunto nel 2009 la cifra di 63.640, oltre 20.000 in più rispetto alla capienza delle carceri italiane.
Pensiamo a come deve essere  tremendo, vivere e dormire in stato di sovraffollamento  nelle piccole celle di un carcere. I dati sono stati forniti da “Antigoneâ€, associazione da anni impegnata negli interventi e nell’analisi del  settore carcerario.
Ma la cosa che ci colpisce è scoprire che dal lontano 1946, non si aveva una cifra così alta. Sempre secondo i dati di “Antigone†le persone detenute crescono di circa 1.000 unità al mese. Se questa crescita dovesse confermarsi, si arriverà a fine anno a 70.000 detenuti ed a  ben 100.000 nel 2012.
Dati ancora più drammatici si ricavano dal Dossier "Morire di carcere (consultabile sul sito www.ristretti.it)": I primi sei mesi del 2009 si sono chiusi  con un bilancio da "bollettino di guerra" per le carceri italiane: in 181 giorni sono morti 89 detenuti (1 ogni 2 giorni, in media) e 34 di loro si sono suicidati.
A questo quadro già  grave, dobbiamo aggiungere la preoccupazione per  l’impatto che avrà la nuova legge sulla sicurezza, approvata di recente dalla maggioranza di destra in Italia,  che prevede anche il reato di clandestinità.
Si determinerà  un impatto dirompente sulle strutture di detenzione italiane: più detenuti, più abusi, condizioni di sovraffollamento a livelli impensabili, situazione igienica e sanitaria precaria, tensioni e criticità per gli stessi operatori  ed  il personale di custodia.
Il problema delle condizioni dei detenuti  qui, nella realtà di Scandicci ci riguarda particolarmente se pensiamo che a Firenze,  proprio al confine con il nostro comune,  è situata  la casa circondariale di Sollicciano con i suoi  oltre mille detenuti, rispetto ad una capienza di 447 posti.

(Fonti: www.ANSA.it del 30-6-2009 e rapporto tratto  da www.Associazioneantigone.it)

 

 
[31.10.09] - Piena solidarietà a don Santoro
Sabato 31 Ottobre 2009 10:54
Comitato provinciale - Firenze

COMUNICATO STAMPA



L’ ANPI provinciale di Firenze esprime piena solidarietà e fortissima vicinanza a Don Alessandro Santoro, prete partigiano della Comunità delle Piagge.
















La sua quotidiana testimonianza a favore degli ultimi e la sua operosità per costruire un’opportunità a chi vive condizioni di esclusione e di disagio sono la migliore traduzione di quello spirito di amore per il futuro e per un mondo di tutti che i partigiani espressero con la Resistenza.
Un gesto d’amore, come il matrimonio celebrato, non può essere mai produttore di modelli negativi.





I partigiani, caro Alessandro, sono con te.









Firenze, 29 ottobre 2009

Ufficio di Presidenza Provinciale ANPI


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[27.10.09] - Anche Reporters Sans Frontieres "boccia" l'informazione italiana
Lunedì 26 Ottobre 2009 18:54



freedom pressDopo che qualche mese fa il Freedom House (istituto autonomo statunitense) aveva dato un pessimo giudizio sull’Italia per quanto riguarda la libertà di informazione, collocandoci fra i paesi "semi-liberi", anche Reporters sans Frontières, nel suo monitoraggio annuale in cui valuta 173 paesi, fornisce un giudizio critico, collocandoci al  49.mo posto a livello mondiale (nel 2008 avevamo il 44.mo posto).
La motivazione si basa sulle  difficoltà che impediscono ai giornalisti italiani di svolgere il proprio lavoro, per le minacce della criminalità  organizzata, per il forte controllo del governo sul sistema dei mass-media, per i progetti di legge che tendono a limitare  pesantemente l’esercizio di una completa informazione sull’attività giudiziaria.

Il testo diffuso da Reporters sans frontieres afferma come “tra un progetto di riforma liberticida e le minacce della mafia, la situazione della libertà di stampa in Italia preoccupa sempre più i vicini europeiâ€. E poi precisa: “L’influenza delle organizzazioni mafiose sul settore dei media si rafforza e obbliga gran parte dei giornalisti alla prudenza. Il ritorno di Silvio Berlusconi al potere pone nuovamente la questione dell’accentramento dei media audiovisivi e del loro controllo da parte del potere esecutivo, Le riforme legislative avviate riguardo alla limitazione della pubblicazione di atti processuali costituiscono un’evoluzione incompatibile con gli standard democratici dell’Unione Europeaâ€.

Viene aggiunto inoltre che: “Situazione atipica all’interno dell’Ue, il presidente del Consiglio Berlusconi detiene di nuovo il controllo delle tre reti televisive pubbliche Rai, da una parte, e del principale gruppo televisivo privato Mediaset, dall’altra. Una predominanza che favorisce anche l’autocensura di una parte della professioneâ€.

L’allarme di Reporters sans Frontieres è anche per la sicurezza personale dei giornalisti che si occupano di criminalità organizzata. Cita i casi, non isolati, di Roberto Saviano, Lino Abbate, Rosanna Capacchione.

Fonti: siti di Articolo 21, IlSole 24 ore.

art.21 della Costituzione: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure...."


 


 


 
[27.10.09] - Anche Reporters Sans Frontieres "boccia" l'informazione italiana
Lunedì 26 Ottobre 2009 18:54



freedom pressDopo che qualche mese fa il Freedom House (istituto autonomo statunitense) aveva dato un pessimo giudizio sull’Italia per quanto riguarda la libertà di informazione, collocandoci fra i paesi "semi-liberi", anche Reporters sans Frontières, nel suo monitoraggio annuale in cui valuta 173 paesi, fornisce un giudizio critico, collocandoci al  49.mo posto a livello mondiale (nel 2008 avevamo il 44.mo posto).
La motivazione si basa sulle  difficoltà che impediscono ai giornalisti italiani di svolgere il proprio lavoro, per le minacce della criminalità  organizzata, per il forte controllo del governo sul sistema dei mass-media, per i progetti di legge che tendono a limitare  pesantemente l’esercizio di una completa informazione sull’attività giudiziaria.

Il testo diffuso da Reporters sans frontieres afferma come “tra un progetto di riforma liberticida e le minacce della mafia, la situazione della libertà di stampa in Italia preoccupa sempre più i vicini europeiâ€. E poi precisa: “L’influenza delle organizzazioni mafiose sul settore dei media si rafforza e obbliga gran parte dei giornalisti alla prudenza. Il ritorno di Silvio Berlusconi al potere pone nuovamente la questione dell’accentramento dei media audiovisivi e del loro controllo da parte del potere esecutivo, Le riforme legislative avviate riguardo alla limitazione della pubblicazione di atti processuali costituiscono un’evoluzione incompatibile con gli standard democratici dell’Unione Europeaâ€.

Viene aggiunto inoltre che: “Situazione atipica all’interno dell’Ue, il presidente del Consiglio Berlusconi detiene di nuovo il controllo delle tre reti televisive pubbliche Rai, da una parte, e del principale gruppo televisivo privato Mediaset, dall’altra. Una predominanza che favorisce anche l’autocensura di una parte della professioneâ€.

L’allarme di Reporters sans Frontieres è anche per la sicurezza personale dei giornalisti che si occupano di criminalità organizzata. Cita i casi, non isolati, di Roberto Saviano, Lino Abbate, Rosanna Capacchione.

Fonti: siti di Articolo 21, IlSole 24 ore.
Immagine: http://misilmeriblog.wordpress.com

art.21 della Costituzione: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure...."


 


 



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Cane ANPI

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