Chiamiamo alla mobilitazione antifascista contro la provocazione dei neo-fascisti della Nuova Destra Sociale, che vorrebbero tenere il loro congresso a Firenze, i prossimi giorni del 10 e 11 aprile.A Firenze, prima città italiana liberata dalle formazioni partigiane e medaglia d’oro della Resistenza.
L’A.N.P.I. (Associazione nazionale Partigiani d’Italia) Sezione di Scandicci ha saputo che la Nuova Destra Sociale, formazione di estrema destra, ha pensato di organizzare per sabato 10 e domenica 11 aprile a Firenze il suo primo congresso nazionale. Ad esso dovrebbero partecipare, fra l’altro, personaggi coinvolti in vicende giudiziarie negli anni dello stragismo e dei tentativi di colpo di Stato: da Gianfranco Freda a Stefano Delle Chiaie.
Bastano i nomi dei possibili relatori, per capire chi abbiamo di fronte: i soliti Burattini/Burattinai delle trame nere, oggi come ieri attivi nel nostro paese, al servizio dei poteri forti.
Ma non basta: nel sito della Nuova Destra Sociale, abbiamo trovato nella pagina che annuncia il congresso, la foto di un’adunata nazista. Altre frasi che ci fanno capire gli “ideali” dei soggetti che dovrebbero arrivare a Firenze: “la nascita di un soggetto del tutto nuovo, e la volontà di coniugare l’esperienza storica, ideale e morale del Fascismo e, in particolare, della Repubblica Sociale Italiana, con un nuovo modo di fare politica, che parta dal basso, dal lavoro e dall’impegno delle comunità militanti di base……..”
Come antifascisti e democratici NON POSSIAMO ACCETTARE TALE PROVOCAZIONE!!!
Chiediamo pertanto, alle autorità preposte, l’applicazione delle leggi presenti in Italia contro le manifestazioni ed i gruppi neo-fascisti (Legge 20 giugno 1952, n. 645, e Legge 25 giugno 1993, n. 205).
Chiamiamo i cittadini democratici e antifascisti alla mobilitazione, affinché questo VERGOGNOSO raduno sia vietato secondo il dettato della Costituzione, delle leggi e della STORIA.
Si ponga subito rimedio alla cancellazione della resistenza dalla storia!!!
Giovedì 01 Aprile 2010 17:12
Scopriamo, con preoccupazione, profondo sconcerto e indignazione che, dopo aver ridotto drasticamente il tempo dell’insegnamento scolastico della storia, nei nuovi programmi dedicati alla materia, tra tutti i fondamentali “nuclei tematici”, non compaiono l’Antifascismo, la Resistenza e la Liberazione. Si compie così un salto di ineguagliabile
acrobazia storiografica tra il fascismo e la conquista della democrazia nel nostro Paese che non è certo sorta spontaneamente dal nulla. Un’omissione pensata, riflettuta fino alla sua codificazione, essendo impossibile immaginare un atto dell’ignoranza. Scopriamo inoltre che dai consiglieri stessi del Ministro, On. Gelmini, arriva una giustificazione: “Lo studio della Resistenza è importante ed è previsto nelle nuove indicazioni nazionali”. Previsto, forse, ma non esplicitato. Perché? Ebbene, in virtù dell’impegno prospettato dal Ministro di voler educare alla cittadinanza e alla Costituzione i nostri ragazzi ed essendo la Costituzione stessa - come ben si sa – nata dalla Resistenza, dal sangue di migliaia di combattenti per la libertà, l’ANPI chiede che nei programmi definitivi di storia si ponga immediatamente rimedio ad un vuoto grave al quale non è estranea l’accondiscendenza al revisionismo antistorico di un Governo la cui maggioranza ha tentato vergognosamente di equiparare con una legge dello Stato i repubblichini di Salò ai partigiani. La Segreteria Nazionale dell’ANPI invita tutte le sue strutture locali a mobilitarsi con iniziative tempestive e adeguate insieme a tutto l’associazionismo antifascista e della Resistenza affinché - con piena consapevolezza dell’intollerabile progetto governativo che oscura i valori e i principi della nostra Repubblica e della nostra democrazia – vi sia una forte, chiara, diffusa reazione delle forze politiche, dei sindacati, dell’associazionismo democratico oltre che determinati pronunciamenti in Parlamento e nelle Istituzioni locali.
l’antifascismo e la lotta alla mafia per la prima volta insieme il 1° Maggio a Portella della Ginestra
Portella della Ginestra ha ancor oggi il volto e il sangue di una generazione disperata, privata di diritti, lavoro e democrazia. Ha il profilo inquietante di un emblematico buco nero della giustizia, della responsabilità collettiva, istituzionale. Politica.
La prima strage nell’era repubblicana. Tra i monti di Portella si intrecciano storie diverse: da un lato ambienti deviati dello Stato che si coniugano agli interessi
degli agrari, della mafia e del banditismo in un unico progetto reazionario e criminale.
Dall’altro i lavoratori della terra, in festa per il 1° maggio, con il cuore pieno di ansia di progresso e la voglia di cambiare
il loro mondo. Il fuoco assassino spegne la vita di 12 di loro e tenta di cancellarne le speranze. Portella della Ginestra ha passato, e reclama futuro.