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 "Gassazione" opera di David Olère
"Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti" Legge 20 luglio 2000, n. 211
Art. 1. 1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Per ricordare tutte le vittime della follia omicida nazista il Parlamento italiano ha scelto, nel 2000, la data del 27 Gennaio. Il 27 gennaio del 1945, infatti, le truppe sovietiche, avanzando nel territorio polacco, raggiungevano il campo di Auschwitz. Il mondo intero cominciava, così, a prendere coscienza delle proporzioni e della radicalità dello sterminio del popolo ebraico e insieme ad esso, di centinaia di migliaia di altri individui, che, secondo l'ideologia hitleriana, non dovevano e potevano trovare posto nella nuova Europa ariana. Nei paesi occupati dai nazisti, soprattutto quelli dell'Europa orientale, come nella stessa Germania, furono così, insieme agli ebrei, perseguitati, deportati e sterminati gli appartenenti a minoranze etniche considerate inferiori (sinti e rom e alcune minoranze slave), o religiose (Testimoni di Geova), e, in nome di un'aberrante ideologia, quanti erano affetti da handicap fisici o mentali o erano, secondo l'ideologia nazista, colpevoli di una inaccettabile devianza sociale: omossessuali, ecc. Fra le vittime dello sterminio vanno poi anche ricordati quei prigionieri fatti dai nazisti nei paesi occupati a cui non veniva riconosciuto lo status di prigioniero di guerra e che venivano inviati in campi di concentramento dove le condizioni detentive erano durissime. Molti di questi, soprattutto nei paesi dell'Europa orientale, in considerazione della loro posizione sociale o politica (dirigenti comunisti o ufficiali dell'esercito) non venivano neppure deportati ma brutalmente eliminati una volta catturati. Ben sei milioni di ebrei, giovani, vecchi, neonati e adulti, furono uccisi dalla violenza nazista. La Shoah si sviluppò in cinque diverse fasi: I. la privazione dei diritti civili dei cittadini ebrei; II. la loro espulsione dai territori della Germania; III. la creazione di ghetti circondati da filo spinato, muri e guardie armate nei territori conquistati a est dal Terzo Reich, dove gli ebrei furono costretti a vivere separati dalla società e in precarie condizioni sanitarie ed economiche; IV. i massacri delle Einsatzgruppen (squadre di riservisti incaricate di eliminare ogni oppositore del nazismo nei territori conquistati dell'Ucraina e della Russia) durante le azioni di rastrellamento; V. la deportazione nei campi di sterminio in Polonia dove, dopo un'immediata selezione, gli ebrei venivano o uccisi subito con il gas o inviati nei campi di lavoro e sfruttati fino all'esaurimento delle forze, per essere poi comunque eliminati.
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