24 maggio: funerali di stato per Placido Rizzotto
Venerdì 18 Maggio 2012 22:51
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Le spoglie di Placido Rizzotto, sindacalista della CGIL e militante socialista, ucciso dalla mafia 64 anni fa, torneranno a Corleone il 24 maggio per i funerali di Stato decisi dal Consiglio dei ministri. Alla cerimonia parteciperà anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Insieme alla famiglia del sindacalista, a ricevere Placido Rizzotto nella sua città, ci sarà il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso; ci saranno anche don Luigi Ciotti ed Emanuele Macaluso, nonché molti altri familiari delle vittime di mafia.
Placido Rizzotto tornerà così nella sua Corleone;  i suoi resti sono stati ritrovati solo nel 2009 nelle foibe di Rocca Busambra. Dopo la conferma ufficiale del ritrovamento, il Consiglio dei ministri (nel marzo scorso) ha deciso di rispondere positivamente alla richiesta dei familiari del sindacalista: per Rizzotto, dunque, funerali di Stato.La cerimonia solenne si svolgerà nella Chiesa di Corleone e due piazze della città saranno collegate con  maxischermi per consentire a tutti i partecipanti di seguire la cerimonia. Tutte le strutture della CGIL sono state invitate a partecipare, mentre i sindaci saranno invitati a partecipare all'evento con i loro gonfaloni e in particolare con i gonfaloni delle città vittime di eccidi proletari, di stragi terroristiche e mafiose.
“Si tratta di un evento di assoluta importanza che, dopo aver accolto i funerali di Stato, la massima autorità in rappresentanza di questo Paese vi partecipi. È un segnale di rilievo sia per i caduti contro la mafia, per la libertà e per la democrazia ma anche e soprattutto nei confronti di una figura come Placido Rizzotto che viene dal mondo del lavoro - ha dichiarato il segretario della Cgil di Palermo Maurizio Calà - Questi funerali per noi, come ha giustamente sottolineato il Presidente, non sono solo i funerali di Rizzotto ma delle decine di sindacalisti caduti nel contrasto alla mafie, per i diritti del lavoro e per la salvaguardia della libertà e della democrazia. Il 24 maggio diventa una data storica e di mobilitazione della Cgil per onorare i funerali di Placido Rizzotto come del resto la stessa Cgil ha fatto in tutti questi anni in cui siamo stati gli unici assieme alla famiglia a chiedere verità e giustizia e la salvaguardia della memoria».

La cerimonia sarà trasmessa in diretta audio-video dalla radio della Cgil, www.radioarticolo1.it

 
meno di un mese alla Festa nazionale dell'A.N.P.I.
Giovedì 17 Maggio 2012 19:49

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"Abbiamo scelto - si legge in una dichiarazione di Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell'ANPI - un luogo che “parla da séâ€, e che allo stesso tempo è in grado di costituire uno straordinario motore di partecipazione, di entusiasmo civile, di utile e forte immersione nelle radici, e, di più, un concentrato simbolico fortissimo: la memoria per costruire un futuro di libertà e democrazia. Allo scopo l’abbiamo dedicata a tutte le vittime delle stragi nazifasciste, ma intitolata proprio “la memoria batte nel cuore del futuroâ€.
La festa sarà ricca di iniziative di carattere politico, ma avrà anche spazi “ludici†e spazi specifici per i giovani; l’intento è di riflettere insieme e di confrontarci, ma anche di offrire l’occasione per contatti e scambi di esperienze".

Ci sarà una libreria e una sala dove verranno di continuo proiettati film e documentari.
Sono previste escursioni e visite al Sacrario dei Caduti, a Monte Sole e nei luoghi simbolo della zona.
Per tutta la durata della Festa sarà aperto un ristorante tradizionale con menù bolognese da circa 350 coperti, una osteria con crescentine e borlenghi (specialità culinarie locali) ed un bar.



Come raggiungere l'area della Festa:
La Festa è adiacente alla stazione dei treni, nel centro del paese di Marzabotto, in una grande area delimitata
dalla ferrovia ed il fiume Reno.
Treno
La stazione è quella di Marzabotto, sulla linea Porrettana che collega Pistoia a Bologna.
La distanza da Bologna Centrale la si copre normalmente in poco più di mezz’ora ad un costo di 2.80 euro
Da Pistoia è necessaria un’ora e mezza, con un cambio a Porretta Terme, per 5.65 euro
In ogni caso si consulti il sito di Trenitalia
Autobus
Linee azzurre ed extraurbane dell’ATC di Bologna.
La distanza dalla Stazione Centrale di Bologna la si copre normalmente in un’ora, ci sono corse dirette e con
cambio. In ogni caso si consulti il sito di ATC

Auto

Da Bologna è sufficiente prendere la strada statale Porrettana, SS 64.
Da Casalecchio sono circa 18km, che si percorrono in 20 minuti.

Via autostrada l’uscita consigliata è quella di Sasso Marconi, da lì si seguono le indicazioni che sulla via provinciale portano fin quasi all’abitato di Sasso per poi prendere la via Porrettana fino a Marzabotto. In tutto sono circa 10km, che si percorrono in circa 15 minuti.

L’altra uscita autostradale possibile è Rioveggio, da lì si prende la provinciale in direzione Bologna fino a poco prima di Gardeletta, dove si imbocca la strada che attraversa il Parco di Monte Sole e arriva a Marzabotto. In tutto sono 18km, che si percorrono in circa 25 minuti.


Dove dormire:

La Festa è attrezzata con un’area campeggio abbastanza ampia da contenere 200 tende ed uno spazio apposito per i camper con 20-25 posti.
Il campeggio è gratuito, senza prenotazioni e ospiterà esclusivamente tende. Sarà attivo solo nei giorni della festa.
Nell’area del campeggio è vietato accendere fuochi.

Oltre a questo tutta la zona di Marzabotto, Sasso Marconi e Monzuno è costellata da hotel e bed&breakfast.

Nei prossimi giorni pubblicheremo il Programma definitivo della Festa

Dal sito nazionale www.anpi.it

 
quando la penna.....
Giovedì 10 Maggio 2012 20:56

Pubblichiamo questo articolo relativo a come la stampa può trattare i fatti, in particolare quelli relativi alle iniziative dei gruppi neofascisti. Si tratta di un commento a come il Corriere della Sera ha trattato la sfilata neo-fascista tenutasi a Milano, città medaglia d'oro della Resistenza, il 29 aprile per ricordare Sergio Ramelli.

"Il Corsera e i fascisti"  di Alessandro Robecchi, da il Manifesto, 4 maggio 2012

Un infortunio giornalistico può sempre capitare. Ma l’errore in cui è incorso Pierluigi Battista, illustre commentatore e vicedirettore del Corriere della Sera è un caso di scuola, una specie di esempio luminoso di cosa accade quando si scrive per tesi precostituite. I fatti separati dalle opinioni, si diceva un tempo, e mai come in questo caso lo slogan è azzeccato: i fatti qui, visibili, controllabili, stampati su foto e filmati. E le opinioni, invece, già belle e confezionate.
Dunque ecco. Il primo maggio sul Corriere Battista firma un denso editoriale dal titolo: “Cgil, perché è vietato ricordare Ramelli?â€. Nel resoconto di Battista si fronteggiano due realtà: una è il presidio antifascista della Cgil che si propone di “ostacolare la celebrazione in cui si ricorda l’uccisione di Sergio Ramelliâ€, giovane di destra assassinato nel ’75. Una cosa proprio brutta, su cui Battista non risparmia toni apocalittici: “lugubre decennioâ€, “teste e coscienze penosamente aggrappate al passatoâ€, “fragorosa e rituale protestaâ€. Insomma, i cattivi del solito antifascismo. Dall’altro lato, invece, gli amici e i camerati di Ramelli, che onorano il loro amico con “un elementare esercizio di pietàâ€.
Lo scenario che si presenta ai lettori del primo quotidiano italiano per mezzo di una delle sue penne più illustri è dunque questo: antichi e rancorosi facinorosi ostacolano la sacrosanta pietà. Abbastanza per suscitare qualche curiosità e per scoprire alcune cose che qui si elencano come semplici dati di fatto.
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1. La sacrosanta pietà degli amici di Ramelli consisteva in una riunione in una sala della Provincia di Milano gentilmente concessa dal presidente Podestà (Pdl) e pietosamente intitolata “Milano burningâ€. Presenti le sigle più minacciose della destra fascista e nazista cittadina, con personaggi già noti alla questura e alle autorità in un tripudio di simboli, slogan e paccottiglia fascista.
2. Il presidio antifascista davanti alla Camera del Lavoro, sita a pochi metri, è stato indetto dalla stessa Camera del Lavoro (ha aderito l’Associazione ex deportati) per un motivo molto semplice: in analoghe occasioni certi raduni “pietosi†erano sfociati in raid e provocazioni. Il presidio consisteva in una discreta presenza, canti, discorsi. Età media (purtroppo) alta. Chi voglia vedere le fotografie di queste “teste e coscienze aggrappate al passato†può andare qui (ndr: l'indirizzo internet per cercare le foto di cui ne pubblichiamo una è il seguente: ttp://picasaweb.google.com/101973087910210929051?gsessionid=MsiDQzjsSljb3YEqwCJ8Xg) e vedrà di che razza di facinorosi si tratta.
3. “L’elementare esercizio di pietà†così ben descritto da Battista è sfociato in una manifestazione, questa sì assai lugubre. In fila per cinque con i labari e le croci celtiche, le svastiche tatuate, il grido “Camerata Ramelli, presente!â€, gli “A noi!â€, e tutto il repertorio. Il video, veramente
agghiacciante è qui (sito youreporter.it ndr)  e ognuno può rendersi conto dell’affronto che queste immagini rappresentano per Milano, città medaglia d’oro della Resistenza, che è poi la città del Corriere della Sera, lo stesso che tante belle e preziose pagine confeziona ogni anno in occasione del giorno della Memoria.
In sostanza: un semplicissimo gioco di ribaltamento: la “cattiva†Cgil ancorata al passato e i pietosi giovani di destra che commemorano il loro caduto.
Questo sanno i lettori del Corriere. Cioè l’esatto opposto di quel che è successo realmente. Sarebbe bastato leggere le cronache pubblicate dallo stesso Corriere il giorno prima. Sarebbe bastato cercare un po’ in rete, magari dare un’occhiata al corteo nazifascista. Ma l’opinione preconfezionata ne avrebbe forse risentito, e allora, perché farlo?
Viste quelle immagini, poi, si è cercato sul Corriere qualche cenno di errata corrige, qualche velata scusa, qualche ritrattazione, un pietoso (questo sì) “mi sono sbagliatoâ€. Invece niente. E dunque, vien da pensare, non un banale errore giornalistico, ma qualcosa di più. Irresistibile, per esempio, l’incipit del pezzo di Pierluigi Battista, che così recita: “Sinceramente non si capisce perché la Cgil, che pure avrebbe molti impegni da onorare in questo terribile periodo di crisi del lavoro debba prodigarsi per organizzare un presidio antifascista…â€. “Sinceramenteâ€, mi raccomando.
Insomma: nazisti, vittime degli anni bui, sprangate, labari e croci celtiche non c’entrano niente, e quel che si voleva era mettere un po’ al suo posto la Cgil. Tutto qui. Tutto semplice e lineare. La vergogna di cinquecento neonazisti che marciano inquadrati militarmente per Milano scimmiottando le coreografie berlinesi degli anni Trenta non conta. Ma che importa: leggendo soltanto l’accorato commento di Battista – lontano anni luce da fatti comodamente controllabili – i lettori del Corriere non lo sapranno.
 
Breve storia del 1° Maggio
Domenica 29 Aprile 2012 05:54

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Il 1°  Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione.
"Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d'ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento. Si aprì così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo Maggio, appunto, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza.
La storia del primo Maggio rappresenta, oggi, il segno delle trasformazioni che hanno caratterizzato i flussi politici e sociali all'interno del movimento operaio dalla fine del secolo scorso in poi.
Le origini
Dal congresso dell'Associazione internazionale dei lavoratori - la Prima Internazionale - riunito a Ginevra nel settembre 1866, scaturì una proposta concreta: "otto ore come limite legale dell'attività lavorativa".
A sviluppare un grande movimento di lotta sulla questione delle otto ore furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori statunitensi. Lo Stato dell'Illinois, nel 1866, approvò una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, ma con limitazioni tali da impedirne l'estesa ed effettiva applicazione. L'entrata in vigore della legge era stata fissata per il 1° Maggio 1867 e per quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione. Diecimila lavoratori diedero vita al più grande corteo mai visto per le strade della città americana.
Nell'ottobre del 1884 la Federation of Organized Trades and Labour Unions indicò nel 1 Maggio 1886 la data limite, a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di otto ore al giorno.
1886: I "martiri di Chicago"
Il 1° Maggio 1886 cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, ma in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400 mila lavoratori incrociarono le braccia. Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80 mila. Tutto si svolse pacificamente, ma nei giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta. Il lunedì la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati davanti ad una fabbrica per protestare contro i licenziamenti, provocando quattro morti. Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno dopo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. I poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti. Il giorno dopo a Milwaukee la polizia sparò contro i manifestanti (operai polacchi) provocando nove vittime. Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati. Per i fatti di Chicago furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici malgrado non ci fossero prove della loro partecipazione all'attentato. Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l'11 novembre 1887. Il ricordo dei "martiri di Chicago" era diventato simbolo di lotta per le otto ore e riviveva nella giornata ad essa dedicata: il 1 Maggio.
1890: 1° maggio, per la prima volta manifestazione simultanea in tutto il mondo
Il 20 luglio 1889 il congresso costitutivo della Seconda Internazionale, riunito a Parigi, decise che "una grande manifestazione sarebbe stata organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente i tutti i paesi e in tute le città, i lavoratori avrebbero chiesto alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore". La scelta cadde sul primo Maggio dell'anno successivo, appunto per il valore simbolico che quella giornata aveva assunto.
In Italia come negli altri Paesi il grande successo del 1 Maggio, concepita come manifestazione straordinaria e unica, indusse le organizzazioni operaie e socialiste a rinnovare l'evento anche per 1891. Nella capitale la manifestazione era stata convocata in pazza Santa Croce in Gerusalemme, nel pressi di S.Giovanni. La tensione era alta, ci furono tumulti che provocarono diversi morti e feriti e centinaia di arresti tra i manifestanti. Nel resto d'Italia e del mondo la replica del 1° Maggio ebbe uno svolgimento più tranquillo. Lo spirito di quella giornata si stava radicando nelle coscienze dei lavoratori.
1891: la festa dei lavoratori diventa permanente
Nell'agosto del 1891 il II congresso dell'Internazionale, riunito a Bruxelles, assunse la decisione di rendere permanente la ricorrenza. D'ora in avanti il 1° Maggio sarebbe stato la "festa dei lavoratori di tutti i paesi, nella quale i lavoratori dovevano manifestare la comunanza delle loro rivendicazioni e della loro solidarietà". breve storia tratta da siti CGIL
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