Cena 4 agosto 2010
Venerdì 16 Luglio 2010 09:27

4 Agosto 2010 - Cena per l’anniversario della Liberazione di Scandicci

dal Nazifascismo presso il giardino dell'Humanitas Scandicci

 

 

 

 

Il 4 agosto 1944 Scandicci è tornata libera. Le truppe nazifasciste furono costrette a ritirarsi. Il prossimo 4 agosto saranno 66 anni da quell’evento che costò molto ai nostri concittadini, ma che è stato l’inizio di un periodo positivo per Scandicci e non solo.

Insieme con l’associazione Humanitas e d’intesa con l’associazione dei Combattenti e Reduci - dopo il doveroso omaggio ai caduti di S. Martino ed a tutti i caduti di quel duro periodo- si è deciso di ricordare quel felice evento con una cena -inizio alle 20,30- che avrà luogo nel giardino di fronte alla sede dell’Humanitas.

I soci ANPI, Humanitas, dei Combattenti e Reduci e tutti i cittadini che lo desiderano possono partecipare prenotandosi.





E’ necessario che la prenotazione abbia luogo entro il 31 luglio p.v.

La prenotazione può essere effettuata:

 

per mail: indicando nome,cognome e numero del telefono - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

per posta: scrivendo ad ANPI via dei Rossi 26, 50018 Scandicci, indicando sempre nome,cognome e numero telefonico;

per telefono: telefonando –ore pasti- al numero di Idamo Batignani - 0557310977 o al cellulare 331/7140321.



 

 

 

 

VI ASPETTIAMO!!!!!!!

 
Anche intellettuali ed artisti promuovono il tesseramento ANPI
Mercoledì 30 Giugno 2010 12:41

Campagna di Tesseramento ANPI promossa da intellettuali e artisti

IO MI TESSERO ANPI

io mi tessero ANPI

perchè credo nei valori della Resistenza

e in chi ha permesso e realizzato la Costituzione Italiana.

Io mi tessero ANPI

perchè credo in chi ha sacrificato la propria vita per il “bene comune” e per la democrazia.

Io mi tessero ANPI

perchè sostengo i valori dell’antifascismo e della memoria storica

e voglio che il sacrificio e il martirio di milioni di persone non si ripetano mai piĂą nella storia.

Io mi tessero ANPI

perchè la Resistenza non sia solo memoria del passato, ma esercizio del presente…

Per una nuova e costante resistenza, ora e sempre…per non dimenticare.

E’ partita in questi giorni la Campagna di tesseramento  all’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), promossa da Dacia Maraini e Concita de Gregorio  con Moni Ovadia, Andrea Camilleri, Giuliano Montaldo, Margherita Hack, Gustavo Zagrebelsky, DarioFo, Franca Rame, Rosetta Loy, Mario Monicelli e tanti altri

Per aderire al  Tesseramento ANPI si può scrivere all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia - Sezione di Scandicci:  Via dei Rossi 26  - 50018  Scandicci (FI)  o richiederlo attraverso il ns. sito www.anpiscandicci.it

 
La fine della democrazia
Venerdì 25 Giugno 2010 09:43

Il governo attacca quotidianamente la Costituzione, il presidente della Repubblica e tutti gli organi di garanzia. Il Paese è in pericolo e ognuno di noi ha il dovere di difenderlo
di Luigi M. Lombardi Satriani

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La legge sulle intercettazioni, duro colpo al diritto dei giornalisti di informare e dei cittadini di essere informati; lodi e leggi finalizzati tutti a garantire il premier dalle conseguenze giudiziarie dei suoi presumibili reati; l’accordo proposto-imposto dalla Fiat con il sorridente beneplacito di Tremonti ai sindacati e ai lavoratori, che viola palesemente diritti costituzionalmente garantiti e annulla di fatto lo Statuto dei lavoratori; l’accumulo di poteri e funzioni nelle mani di chi è stato posto al vertice della Protezione civile, con la legittimazione del sottrarsi a qualsiasi procedura e controllo, posto l’alibi dell’imprevedibilità e dell’urgenza (quando poi si è visto che tale assenza di controlli veniva applicata anche alla preparazione di eventi, quali l’anniversario dell’Unità d’Italia, che clamorosamente non potevano essere considerati né imprevedibili né urgenti); il disprezzo di uomini di governo e delle istituzioni, com’è noto eccelsi critici cinematografici e musicali, per Draquila, duro attacco alla gestione del terremoto d’Abruzzo, e per l’inno nazionale; l’insofferenza del padrone-premier per l’esistenza stessa del Parlamento, dei suoi ritmi, che gli impediscono di governare, imponendo il rispetto almeno formale delle leggi sono tra gli elementi che hanno occupato la scena pubblica e, conseguentemente, il dibattito politico e culturale.

A tutto ciò si aggiungano gli attacchi quotidiani alla Carta costituzionale, frutto perverso di una cultura cattocomunista, al presidente della Repubblica, alla Corte costituzionale, ostaggio dei “comunisti” (patologica ossessione del premier), ad altri organi costituzionali solo perché rei di disobbedienza all’unico, indiscutibile Capo (Paolo Villaggio non avrebbe saputo inventare di meglio per il suo Fantozzi schiacciato dagli incommensurabili vertici).
Per ognuno degli elementi qui richiamati quale promemoria, ci sono state opposizioni, proteste, e sono state individuate finalità specifiche e motivazioni puntuali. Spesso si è fatto riferimento al carattere dell’uomo del fare, frenato dalle leggi nel suo slancio prodigo per il bene del Paese, unico obbiettivo di questo redivivo uomo della provvidenza, quasi si trattasse soltanto della psicologia (se non della psicopatologia) e dei valori di un uomo mediocre giunto, non si comprende bene perché, a ricoprire il ruolo di presidente del Consiglio.
Chiunque si contrapponga radicalmente a una situazione siffatta è ritenuto reo di anti italianità, magari perché “comunista”, mentre c’è sempre qualcuno che “da sinistra” lo ammonisce che «non bisogna criminalizzarlo», altrimenti «si fa il suo giuoco». Le motivazioni di tale accigliato ammonimento non sono chiare e coerenti ma dobbiamo accontentarci della rampogna.
Sono certo importanti le contrapposizioni puntuali ai diversi provvedimenti qui richiamati, soltanto che ci siamo abituati a contrapporci all’ultima iniziativa o dichiarazione della giornata per poi ritrovarci l’indomani di fronte a una nuova  iniziativa, a una nuova esternazione. Il quadro complessivo abbiamo finito per interiorizzarlo come inevitabile, in una sorta di perverso mitridatismo che ha abituato il nostro organismo sociale ad acquisire veleni e a metabolizzarli. Soltanto che, come qualsiasi organismo vivente, anche la società e i sistemi politici che la reggono non sono indenni dai veleni, né sono immortali. Di veleno in veleno si può morire e le condizioni della nostra democrazia, divenuta a base carismatica, sembrano far pensare a una condizione preagonica.
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"Quelle parole che grondano sangue" di Adriano Prosperi
Mercoledì 23 Giugno 2010 11:07
Mussolini? Un leader, con gli altri, tra gli altri. Così appare in mezzo a un'insalata mista di statisti italiani e di papi nella traccia più politica fra tutte quelle proposte agli esami di maturità. La traccia ha il tema conduttore del "ruolo dei giovani nella storia e nella politica". E introduce brani di discorsi sotto il titolo "Parlano i leader". Che cosa è un leader, il vocabolario Zingarelli che ho sott'occhio lo spiega così: "Capo di un partito o di un movimento politico di indiscusso prestigio". Indiscusso il prestigio di Mussolini? La traccia è completata da una frase fra tutte celebre, più di tutte esecrabile nella storia di un regime nato da un delitto: è quella tratta dal discorso pronunciato da Mussolini il 3 gennaio 1925 alla Camera. Questo è il discorso del leader proposto alla riflessione e all'ammirazione dei giovani. E' proprio quello della pagina più cupa e più truce della storia italiana: la rivendicazione della responsabilità personale di Mussolini nell'assassinio di Matteotti. Fu il discorso di un capobanda, di colui che si dichiarò capo di un'organizzazione a delinquere.
Questo e non altro dicono le frasi selezionate dagli esperti del ministero. Ora, se questo è un leader di indiscusso prestigio, è inevitabile che dalla memoria del paese e dalle menti dei suoi giovani scompaia l'ombra nobilissima di Matteotti. Il suo nome evocava finora una delle presenze più sacre della storia e della politica italiana del '900. Quel nome riassumeva da solo le virtù politiche del leader degno di essere ammirato e ricordato in un paese dove le regole democratiche sono state reintrodotte solo al termine di un conflitto mondiale, al prezzo di infiniti sacrifici e dolori, riemergendo a fatica dall'abisso della vergogna e della corruzione di ogni ordine civile. Se ha senso l'esistenza di una scuola pubblica come palestra di trasmissione di valori e formazione di una maturità civile e politica, il nome di Matteotti è quello che emerge dal bilancio storico del '900 italiano come il più degno in assoluto di essere ricordato: ci sono frasi del suo discorso parlamentare che sono scolpite nei luoghi di memoria del paese e che gli garantiscono l'indiscusso ruolo di vero leader nella nostra storia politica. Su testi come quelli i giovani possono imparare a esercitare i loro diritti e doveri di cittadini nella repubblica democratica e costituzionale dove credevamo di vivere. In tempi in cui la corruzione degli ordinamenti pubblici e dei comportamenti privati deprime ogni voglia di partecipazione onesta alla cosa pubblica, si dovrebbe riproporre alla conoscenza delle giovani generazioni non l'assassino ma l'assassinato.
La pagina scritta da questa proposta rappresenta un salto di qualità nella storia della scuola pubblica italiana di cui sarebbe sbagliato non registrare l'importanza. Abbiamo lamentato finora che a questa scuola sia stato imposto un regime di tagli tali da avvilire in tutte le forme la figura dell'insegnante e da far sbiadire l'offerta della scuola pubblica come luogo germinale della coscienza civile. Ma oggi per la prima volta è stata data una sterzata netta immettendo tra i modelli di testi su cui da oggi in poi si eserciteranno preventivamente i candidati all'esame di maturità il più ignobile tra tutti i documenti della nostra storia.
Nelle tracce di storia si accosta un brano di Primo Levi a una domanda di riflessione storica sulla vicenda delle foibe. Si tratta di una proposta che si presenta sotto il segno di una complicata bilancia politica: su di un piatto la violenza dei lager nazisti, sull'altro la violenza dei partigiani comunisti. Che poi si possa fare un ottimo lavoro seguendo sul serio la traccia delle foibe è un altro discorso: sappiamo infatti quanto lavoro sia stato fatto dagli esperti su questo tema, seguendo sui tempi lunghi il filo conduttore della tragica storia dei nazionalismi scatenati al confine orientale d'Italia con la fine dell'Austria imperiale.
La letteratura sull'argomento è ricchissima: ma i nomi di studiosi come Enzo Collotti, Gianni Oliva, Joze Pirjevec (a sua cura il recentissimo Foibe, Einaudi 2009) sono rimasti al di fuori del mondo della scuola per la povertà delle biblioteche scolastiche e per la cancellazione di ogni forma di aggiornamento dei docenti: e forse sono ignorati dagli esperti anche perché sospetti di essere di sinistra. Di fatto la ricerca di un velo bi-partigiano e ambidestro qual è quello che copre le due tracce non è certo un "rappresentare tutta l'Italia". Misera Italia quella a cui si dà in pasto alla sinistra una pagina purchessia col nome del grandissimo, asciutto e severo testimone della Shoah; e si dà alla destra un colpo di grancassa sul tema che da tempo è il cavallo della propaganda contro gli eterni "comunisti" della maniacale ossessione berlusconiana.
(Fonte: www.repubblica.it)
 
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Cane ANPI

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